La Vita

Luisa Petruni nacque a Carrara il 9 novembre 1927, da madre Toscana e padre pugliese. Fin dalla sua prima infanzia visse a Viareggio, dove la sua famiglia si era trasferita. Dopo le nozze con Giuseppe Cellai, celebrate il 9 luglio 1947, scelse la Darsena dello scrittore Lorenzo Viani, come suo quartiere di adozione.

La tipica atmosfera marinaresca della Darsena ispiro il suo primo lavoro di scrittrice, il poemetto “Le barbe di catrame”, pubblicato nel 1959. Si tratta di una raccolta di racconti sulla vita dei pescatori e  marinai, caratterizzato dall’utilizzo del tipico dialetto locale. Questo libro ottenne immediatamente consensi tra lettori e critici letterari. Questo libro inoltre attirò sul l’esordiente scrittrice, l’attenzione e la stima del famoso critico letterario italiano Luigi Russo. “Il volumetto, il primo di una scrittrice nascente, è eccezionale per la brillantezza del linguaggio artistico, e per la felicità che scaturisce dalla descrizione di scenari particolari. Sono rimasto colpito dalla prosa vivida e estremamente acuta di Luisa Petruni Cellai.”

Luigi Russo rimase così impressionato dalle sue potenzialità artistiche che invitó Luisa Petruni Cellai a collaborare alla rivista “Belfagor” che aveva precedentemente fondato. Inoltre “le barbe di catrame” fu nominato per il premio Viareggio “opera prima”. Altri scritti seguirono, come la novella “la guerra di Ulisse”, pubblicato nel 1968. Nell’anno 1981, da lei stessa definito un anno cruciale per la difesa dei diritti civili e della libertà, un componimento teatrale da lei scritto, intitolato “Il Dittatore,l’ultima vittima” fu pubblicato da Davide Laiolo e rappresentato in molte città toscane. Il tema centrale di questa opera teatrale é la naturale inclinazione è bisogno dell’uomo di identificare e seguire un vessillo, di perdere la propria identità singola nell’aggregazione di massa, e di sentirsi rafforzato dalla forza morale che le parole acquistano in una società così alienante, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, dei giovani. L’obiettivo principale dell’autore é quello di portare all’attenzione il cosiddetto “paradosso del dittatore”: il dittatore che, in un primo momento era il persecutore, diventa vittima della cattiveria delle masse e del loro bisogno di essere guidate e supportate. Riguardo a questa sua analisi, Luisa scrive nella prefazione del libro: “Sarebbe stato così bello, se rileggendo questo testi a distanza di anni, non lo avessi trovato così attuale, ma vecchio e superato nella storia dell’uomo grazie ad un miglioramento della coscienza collettiva. Sarebbe stato bello, ma non è questo il caso. Un amico prezioso, nei momenti di sconforto, soleva dirmi:”cosa vuoi che siano trenta, quaranta, cinquanta anni di fronte alla storia! I panni caldi del progresso la storia se li mette solo a suon di secoli !” Ed era un invito alla fiducia nella”grande Ragione” dell’umanità, che oppone al pessimismo della intelligenza singola, il provvidenziale ottimismo della volontà singola. A questo invito, ancora una volta, con paziente certezza mi affido.” L’impegno pubblico di Luisa come scrittrice continuò sia a livello locale con alcune pubblicazioni per esempio su “Cara Viareggio”, “Viareggio racconta” o “Cento anni di Carnevale”,sia a livello nazionale con i suoi reportage giornalistici per il settimanale “Giorni-Vie Nuove”. Menzione speciale merita un suo reportage da Mosca, pubblicato nel 1973 ed intitolato “Una donna guarda l’URSS dietro la facciata”, in cui Luisa analizza con spirito critico e disincantato i presunti benefici del vero socialismo. Una posizione questa, alquanto inusuale per una intellettuale di sinistra in quegli anni. Come scrittrice inoltre pubblicò un saggio suLa storia del carnevale di Viareggio intitolato “ Intervista ai maghi della carta pesta” e un altra opera sulla Resistenza in Versilia, “Programmare il terrore: tecnica di un massacro”, una collezione di memorie di sopravvissuti al massacro nazi-fascista di Sant’Anna di Stazzema, del 12 agosto 1944 e di altri partigiani della Resistenza. Per questa opera Luisa fu insignita del premio letterario “Martiri di Sant’Anna di Stazzema” nel 1978, seguito un anno più tardi da un altro premio per il racconto “Rosa e il suo bambino”.

Per il centenario della nascita dello scrittore Lorenzo Viani, nel 1982, Luisa si occupò della pubblicazione del volume ” Lorenzo Viani-testi inediti e rari”, contenenti varie note sull’ autore, portando all’attenzione dei lettori i suoi più o meno noti componimenti narrativi. Luisa fu un esponente culturale di spicco molto attiva, che contribuì al successo di numerose iniziative in veste di presidentessa della terza Commisione Culturale Viareggio, tra il 1970 e il 1975. In quegli anni inoltre fu eletta consigliere comunale nel Partito Comunista Italiano. Meno nota ma ugualmente ragguardevole fu la sua passione per la pittura e le arti grafiche in generale, soprattutto nella parte finale della sua vita,segnati dal dolore della sua inesorabile malattia. Mantenne segreta per anni la sua attività pittorica, perché sentiva che la sua abilità come scrittrice di racconti e soggetti teatrali era cresciuta spontaneamente, mentre la capacità pittorica, con il suo peculiare linguaggio era qualcosa che andava conquistato. Non ebbe mai una reale formazione scolastica riguardo la pittura e le arti grafiche, ma la sua attività pittorica sbocciò gradualmente come un altro modo per esprimere il suo particolare punto di vista. I suoi lavori sono permeati da un vivido espressionismo sociale e ideologico, probabilmente condivido con il suo maestro Lorenzo Viani, ma anche e soprattutto da una profonda sensibilità e compartecipazione alla sofferenza umana. Con il suo utilizzo profondamente emotivo dell’arte grafica, Luisa vuole mandare un messaggio di serenità, una visione di normalitá anche per le persone che soffrono, una rappresentazione speciale dei più tormentati e violenti sentimenti. Questo rappresenta un tentativo nascosto di esorcizzare il male, o almeno di garantire la percezione di controllare il male, visto come parte integrante della natura e della vita umana. Questa volontà può probabilmente essere correlata alla vicenda dolorosa della malattia nella fase finale della sua vita e ha una … e più generale connessione con la maggior parte delle culture filosofiche antiche pre e post cristiane. Il suo pensiero è che il momento più importante nella pittura è la raffigurazione dei tratti del viso, quale elemento essenziale di una composizione. La realtà che rappresenta non è mai semplice e chiara, ma complessa e irrequieta, come lei stessa era. Anche nella rappresentazione di una madre con il proprio figlio, o in gravidanza, che erano tra i suoi soggetti preferiti, si può scorgere una profonda e tormentata percezione della vicenda umana e allo stesso momento il solido proposito di non arrendersi. Nei suoi dipinti, Luisa vuole sempre esprimere un messaggio: la vera natura della vita umana è sempre governata dall’ineluttabilità della sofferenza e della morte, ma questo non deve rappresentare la fine di tutto, poiché essa offre nello stesso momento una soluzione a questo problema esistenziale. Non rappresenta mai paesaggi o oggetti, ma i volti umani con le proprie azioni ed espressioni sono i soggetti principali delle sua scene: i valori umani possono superare la sofferenza e la morte.

L’arte, la cultura, la capacità di comunicare, di condividere emozioni e sentimenti sono gli strumenti principali per raggiungere questo obbiettivo. Che cosa è l’opposto della morte? Un figlio con la propria madre. Questo, in particolare, è il dono più prezioso che l’umanità ha ricevuto per sconfiggere il dolore e la sofferenza. Questo infatti garantisce all’umanità, l’abilità di mantenere la consapevolezza delle esperienze vissute attraverso la loro condivisione con le generazioni future, in modo da conservarle oltre la morte fisica. Le figure che Luisa rappresenta sono sempre vicine le une alle altre, come espressione della fiducia del l’autrice in una difficilmente ottenibile, ma assolutamente necessaria alleanza fraterna fra gli uomini, e ancor più espressione della necessità spirituale di condividere il dolore di coloro che soffrono. Quello che viene fuori dai suoi volti dipinti è espressione di un’antica battaglia: la solidarietà collettiva e la compassione necessarie per rendere migliore l’esistenza dei più deboli contro l’indifferenza e l’egoismo responsabili di allontanare gli uomini dalla reciproca comprensione e da una convivenza civile. Luisa riassunse il suo messaggio e il suo pensiero in uno splendido componimento poetico custodito nel suo diario personale.

“Quando non ci sarò più,

rimarrà di me la voglia che ebbi

di diventare luce.

quando non ci sarò più

mi arruolerò nell’esercito d’albe

che il tempo arruola contro le ombre,

e sarò indaffarata , come sempre,

a spolverare il buio dagli angoli

Remoti della mia terra.”

1970

E fu serenamente coerente con il suo proposito di non arrendersi al dolore e alla morte, vivendo la sua vita fino alla fine con un sincero sorriso in volto, dando ai suoi figli e ai suoi nipoti uno splendido esempio di forza della ragione umana e dei sentimenti. Nel decimo anniversario della suo scomparsa, avvenuta il 15 settembre 1986, la città di Viareggio decise di dedicarle una via. Sono trascorsi più di 30 anni dalla sua scomparsa, ma oggi siamo ancora qui a celebrare la sua opera e a ricordare il messaggio che ci ha voluto lasciare, pensiamo di poter affermare con un orgoglio carico di puro affetto, che Luisa è riuscita nel suo proposito di superare la morte con il suo mirabile impegno, divenendo eventualmente con il suo messaggio una luce illuminante per qualunque uomo la stia cercando. Nel 2007, una collezione di dipinti su carta gialla ispirati alla Divina Commedia e in particolare alle figure dell’inferno dantesco, riuscì ad approdare oltre oceano sulla Baia di San Francisco, per essere esposta al museo italo-americano in una mostra intitolata “Terra d’Inferno. The colours of Dante’s Inferno”, grazie alla collaborazione con la direttrice del Museo, Mrs. Paola Bagnatori, al contributo della Professoressa Cristina Boncompagni, Assessore alla Cultura del comune di Viareggio e Mrs Nola Proll, che ebbe l’idea di realizzare questo evento. I dipinti ispirati all’inferno dantesco appartengono all’ultimo periodo della sua vita (1984-1986) e rappresentano una sintesi e un significativo esempio del suo modo di sentire e di affrontare la vita. Guardando queste opere, anche un osservatore inesperto rimane colpito dalla forza della rappresentazione drammatica. Il dolore ne è protagonista e le sconvolge, ma spunta nello stesso momento un profondo senso di compassione e condivisione dell’umana sofferenza. Muovendo dalla Divina Commedia di Dante, e dai suoi famosi personaggi quali il Conte Ugolino della Gherardesca, gli amanti Paolo e Francesca, Luisa estende la sua riflessione al dolore e alla sofferenza delle persone comuni, attraverso quei dipinti della collezione non chiaramente riferibili ad un capitolo dell’Inferno dantesco. Ne emerge l’dea di una sofferenza universale e antica che permea la storia dell’umanità. Rappresenta la sofferenza di esseri umani folgorati e sanguinanti. I personaggi sono le vittime di tutte le guerre, la disperazione dell’olocausto è rappresentata, il grido di chiunque abbia vissuto un’ingiustizia o piu semplicemente di chi è tormentato per essere sopravvissuto alla distruzione della propria famiglia, ad una catastrofe naturale, come uno tsunami, con la sua scia di distruzione e morte. Attraverso la sensibilità artistica e verso la sofferenza umana dell’autrice, l’ispirazione originale tratta dall’Inferno dantesco arriva ad esprimere un messaggio universale di dolore e solidarietà, basato sulla implicita sofferenza della vita umana e sulle potenzialità dell’uomo di contrastarla. La mostra al museo Italo- Americano di San Francisco, esposta dal 3 maggio al 22 luglio 2007 ebbe un grande successo di visitatori.